Credo che il motivo per cui ho scelto di indossare il saio tanti anni fa abbia a che fare con la vita di fraternità.
A vent’anni sono stato una settimana al Convento di San Damiano ad Assisi e lì ho conosciuto i frati. Mi aveva colpito la loro quotidianità condivisa, il loro pregare insieme, il non essere soli davanti a Dio, ma sostenuti da una fraternità. La loro vita mi aveva affascinato e ho pensato che avrebbe potuto essere anche la mia che, ultimo di quattro figli, sin da bambino ho imparato a essere fratello.
A livello teorico, fraternità è il rapporto che lega i figli degli stessi genitori ed è la relazione che ti fa crescere e ti fa essere consapevole che non sei l’unico al mondo, ma per essere davvero fratelli bisogna decidere, scegliere di vivere come tali ogni giorno. Per noi frati è così: la nostra famiglia cambia continuamente e spesso abbiamo attorno nuovi fratelli, a volte coetanei, a volte molto più anziani di noi, con i quali costruire relazioni serie, belle e significative.
Vivere la fraternità nelle nostre comunità di frati è un modo per scoprire un legame che va al di là delle singole persone, un legame in cui dare e ricevere, ed è una palestra per imparare a entrare in relazione con gli altri al di fuori dei nostri conventi con uno stile e un modo di vivere francescani. San Francesco diceva che per costruire una fraternità l’elemento più importante è la fiducia del chiedere. Noi spesso pensiamo che al primo posto nella relazione con gli altri ci debba essere la volontà di offrire tutto noi stessi, ma la cosa più importante è invece andare dall’altro in modo vero e autentico, a mani aperte e dire: “Ho bisogno del tuo aiuto, non ce la faccio da solo”.
È fondamentale prima di tutto riconoscersi nelle necessità e solo in seguito andare incontro alle necessità degli altri e fare tutto ciò che possiamo per aiutarli. Io sento molto forte questo desiderio di mettermi a fianco delle altre persone, di camminare con loro per trovare insieme la strada, senza mai dimenticare un compagno di strada importante, stimolante e mai banale: Gesù. Per me lui è la compagnia più importante, perché credo che le sue parole possano segnare una vita intera, come è successo a me, che da quando sono entrato in convento sono affascinato dal versetto che recita: “Non affannatevi per il domani: a ogni giorno basta la sua pena”. Gesù ha sempre una luce sorprendente, anche quando non la vedi.
fr. Paolo Canali
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