Il legame di una promessa

Quando a settembre 2019 io e gli altri frati – 4 formatori e 7 giovani – siamo arrivati qui in convento a Mantova non ci conoscevamo e abbiamo dovuto costruire da zero non solo le relazioni tra noi, ma anche con la città. Ci siamo messi in gioco e abbiamo cercato di rivitalizzare anche la nostra presenza in città, ma l’emergenza sanitaria ha sospeso tutte le attività, dandoci però la preziosa opportunità di curare la vita fraterna e le relazioni tra noi, di sentirci una fraternità.

Per me fraternità non è sinonimo di comunità e neppure di famiglia, è qualcosa di diverso. Non viviamo insieme per lavoro o per bisogno, come in una comunità; non siamo legati dal vincolo del matrimonio e del sangue, come in una famiglia. Siamo legati dalla fede e dalla scelta di vivere seguendo il Signore Gesù. Questo è importante, perché la promessa fatta a Dio è ciò che ci permette di condividere la vita nella sua totalità, dalla gioia alle fatiche, dai momenti facili a quelli faticosi.

È questa promessa che mi permette anche di vivere tutto nella logica della restituzione: tutto ciò che ho, l’ho ricevuto in dono, per cui nulla è mio e tutto deve essere condiviso, messo a disposizione dei fratelli, soprattutto di quelli più poveri, perché anche attraverso di loro passa la mia relazione con Dio. Una relazione che è fatta di conoscenza del Signore, del cammino della Chiesa, dello studio della Sacra Scrittura e della teologia, ma anche e soprattutto di preghiera, di incontro con i fratelli, di accoglienza.

Mi piace il servizio ai poveri che presto in convento in collaborazione con la Caritas diocesana di Mantova perché lo posso condividere non solo con gli altri frati, ma anche con tutte le persone che frequentano la nostra chiesa. Oltre il 90% degli alimenti che distribuiamo ai poveri provengono dalla generosità di chi lascia nel baule aperto all’ingresso della chiesa generi di prima necessità e di chi vuole dare il proprio contributo per aiutare chi è in difficoltà.

In questo modo posso instaurare rapporti anche con persone che altrimenti non avrei mai incontro: c’è la mamma che ha un’attenzione particolare per le famiglie con bambini e propone di regalare l’uovo di Pasqua; c’è la signora che ha preso a cuore una particolare situazione e chiede come rendersi utile…

Questa generosità e questa attenzione che le persone ci insegnano sono proprie belle e importanti, perché spingono la nostra fraternità a mettersi in ascolto, a crescere nella capacità e disponibilità di intessere relazioni, a vivere l’accoglienza perché il nostro convento sia un luogo aperto per ogni fratello e sorella.

 

fr. Giuseppe

 

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