Fra Armando: una vita tra la gente, oggi custodita nella fraternità
A quasi 90 anni, fra Armando Ferrai vive nell’Infermeria francescana di Trento. Alle spalle ha settant’anni di professione religiosa, più di sessant’anni di sacerdozio e una vita trascorsa accanto alle persone. Oggi la sua testimonianza ci porta dentro un tempo diverso della vocazione francescana: quello in cui un frate anziano, dopo essersi preso cura degli altri, ha bisogno di essere accompagnato e custodito.
Fra Armando è nato nel 1936 a Telve Valsugana, con il nome di Carmelo, in una famiglia di otto fratelli. La vocazione arriva molto presto. Aveva dieci anni quando disse alla mamma che voleva diventare frate: «Lei mi ha detto che lei e il papà erano contenti e che dovevo fare il bravo». Quel giorno, ricorda ancora, fu l’unico dei fratelli a ricevere il tovagliolo a tavola. Un piccolo gesto della mamma rimasto nella memoria dopo quasi ottant’anni.
Una vita francescana trascorsa tra le persone
Dopo il noviziato, gli studi e l’ordinazione sacerdotale nel 1962, comincia una vita francescana che lo porta in luoghi e servizi diversi, ma sempre vicino alle persone. A Mezzolombardo scopre l’amore per la terra e per il lavoro nel vigneto; in seguito, come Assistente Provinciale del Terz’Ordine Francescano, organizza incontri di fraternità e pellegrinaggi e cura una rivista.
«Mi piaceva stare tra la gente», racconta. E forse questa frase riassume meglio di tante altre il suo lungo servizio.
Nel 1999 diventa cappellano e custode del cimitero civico di Trento. Anche lì, in un luogo segnato dalla morte, continua soprattutto a occuparsi dei vivi: «Cercavo di stare vicino a queste persone che soffrivano». Per più di vent’anni incontra e ascolta chi ha perduto una persona cara. Come dice lui con un sorriso, mandato a stare con i morti, si è trovato bene anche con i vivi.
Un altro tempo della vocazione
Dal 2012 fra Armando vive nell’Infermeria francescana di Trento. Le sue giornate oggi hanno un ritmo diverso: c’è più silenzio, c’è la preghiera e c’è una fraternità fatta anche delle fragilità dell’età.
«Qui bisogna condividere le magagne che abbiamo», racconta. Vivere insieme significa anche capire che un confratello non ha dormito, che un altro non sta bene, avere pazienza e continuare a volersi bene. «Anche nel silenzio ci si sforza di capire le difficoltà di un fratello».
Ogni giorno, quando può, fra Armando va anche al cimitero a trovare i confratelli che lo hanno preceduto e dice loro: «Aiutateci, eh, qui siamo rimasti gli ultimi».
Le Infermerie francescane sono nate per accompagnare proprio questo tempo della vita. Qui i frati anziani e malati possono ricevere le cure e l’assistenza di cui hanno bisogno continuando a vivere nella fraternità, accanto ai confratelli.
Perché un frate non smette di essere frate quando le forze diminuiscono. Cambia il modo di vivere la propria vocazione. «In altri momenti della vita è più importante l’uscita, stare tra la gente, fuori dalle chiese. Poi nella vita ci sono momenti in cui bisogna ritirarsi, come quello che sto vivendo adesso».
«Ad un benefattore direi grazie»
Quando gli chiediamo che cosa direbbe a chi sostiene le Infermerie francescane, fra Armando risponde con semplicità: «Ad un benefattore direi grazie perché ci aiutano a stare bene, perché abbiamo il necessario».
Fra Armando magari non conosce personalmente chi rende possibile la vita quotidiana dell’Infermeria, ma sa che dietro quell’aiuto ci sono persone che hanno scelto di essere vicine ai frati anziani.
Con la Compagnia di Francesco anche tu puoi scegliere di accompagnarli con continuità. Il tuo sostegno regolare contribuisce alle necessità quotidiane delle Infermerie francescane e aiuta a garantire cura e assistenza ai confratelli più anziani e fragili.
Dopo una vita trascorsa accanto agli altri, oggi sono loro ad avere bisogno della nostra vicinanza. Entra nella Compagnia di Francesco e aiutaci a prenderci cura dei frati più anziani.
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