Larissa, che ha scoperto la forza della solidarietà alla mensa francescana di Pavia
Durante una visita a Canepanova, la mensa francescana di Pavia, abbiamo incontrato Larissa che da otto anni dedica tempo, energie e cuore al servizio delle persone più fragili.
Larissa ha raccontato la propria esperienza con grande spontaneità. La sua è la storia di una volontaria e il racconto di un incontro che, poco alla volta, ha cambiato anche il suo modo di guardare gli altri e la vita.
Da un desiderio a una scelta concreta
Larissa oggi affianca il marito nella gestione amministrativa del suo studio legale, ma il suo cammino non è stato lineare: durante gli anni degli studi ha attraversato un periodo difficile, fatto di domande e incertezze, che l’ha portata a fermarsi e a guardarsi dentro con più profondità.
Dentro di lei, da tempo, cresceva un desiderio: fare qualcosa per gli altri, uscire da sé stessa e incontrare chi aveva più bisogno. Quel desiderio è rimasto in silenzio, fino a quando un giorno suo marito le parlò della mensa per le persone in difficoltà di Pavia. Larissa non la conosceva, ma qualcosa dentro di lei si è mosso. Ha deciso di andare, di varcare quella porta senza sapere bene cosa aspettarsi.
Al convento ha incontrato fra Celestino. Gli ha chiesto se poteva dare una mano.
Era un giovedì mattina. Da quel giorno sono passati otto anni, e Larissa continua a tornare, settimana dopo settimana, a prestare servizio in mensa.
La mensa come palestra di vita
Entrando nella quotidianità della mensa, Larissa ha scoperto che il volontariato non consiste soltanto nel preparare o servire un pasto. Significa imparare a collaborare, rispettare le scelte degli altri e accogliere anche le differenze.
«In mensa ho imparato soprattutto che non è importante avere necessariamente un ruolo o un riconoscimento. Bisogna imparare a rispettare le scelte degli altri. Stando in mensa, imparo a lavorare con tutti, anche con le persone con cui c’è meno affinità.»
Per questo Larissa definisce la mensa una vera e propria palestra di vita: un luogo nel quale si incontrano persone diverse, ciascuna con la propria storia, e dove anche un compito semplice può diventare un’occasione di crescita.
«Mi sembra che ci sia un’umanità molto vera. Grazie ai frati e a tutte le persone impegnate nella mensa, ho scoperto un mondo di solidarietà che tiene insieme tante cose. Ho capito che, nella società, questo mondo silenzioso fa davvero da pilastro.»
L’incontro con lo stile di san Francesco
Una frase, più di tutte, racconta ciò che Larissa ha compreso durante questi anni:
«Seguendo lo stile francescano non risolviamo i problemi del mondo, non ci occupiamo dei massimi sistemi, però aiutiamo le persone. Umanamente.»
Seguire lo stile di san Francesco significa scegliere ogni giorno la vicinanza concreta, fatta di gesti semplici e di attenzione verso chi è più fragile. È uno stile che non cerca soluzioni lontane, ma si traduce in una presenza quotidiana accanto alle persone.
In estate, la vicinanza diventa ancora più necessaria
Questo diventa ancora più importante durante i mesi più caldi, quando chi vive per strada affronta giornate particolarmente difficili. Alla mancanza di un riparo si aggiungono la sete, la stanchezza e l’impossibilità di trovare sollievo dalle alte temperature.
Nei conventi francescani, l’accoglienza continua anche in estate attraverso docce fresche, abiti puliti, ascolto e sostegno concreto. Gesti che per noi sono scontati ma che possono aiutare una persona a ritrovare un po’ di sollievo e dignità.
Nella foto Larissa, volontaria da quasi 10 anni alla mensa francescana di Pavia
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Nei giorni più caldi tutto diventa più faticoso per chi vive in strada o attraversa una situazione di grande precarietà. Il caldo non è solo fastidio: per chi non ha un luogo fresco dove ripararsi, per chi arriva già provato, per chi è anziano o fragile, può diventare un peso duro da portare.
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