Sentirsi a casa

Perché ho scelto di indossare il saio?
Me lo chiedono spesso quando accolgo gli ospiti della foresteria, ma faccio sempre fatica a individuare un motivo specifico che mi abbia portato a dire “mi faccio frate”. A 10 anni sono entrato in seminario perché volevo essere sacerdote. Nel mio cammino vocazionale e di frate mi ha sempre accompagnato la chiara sensazione di essere a casa mia, soprattutto quando mi chiedevo se valesse la pena andare avanti o no e mi interrogavo su ciò che avrei voluto fare; mi accorgevo che ero nel posto giusto, che mi trovavo bene, che nel mondo francescano c’era qualcosa di adatto per me e per la mia spiritualità.

Ciò che mi ha sempre conquistato di san Francesco è la sua semplicità, la sua umiltà, il suo vivere in “minorità”, il suo desiderio di non essere mai al di sopra degli altri. Si tratta di uno stile di vita che oggi non è molto diffuso. La nostra è una cultura del primeggiare, del prevalere sugli altri. Anche i bambini devono essere i più bravi a scuola, devono saper suonare la chitarra e il pianoforte, devono essere i più veloci a nuoto, i più bravi a pallavolo… devono eccellere, sempre! Ma chi l’ha detto che tutti devono essere i più bravi? Io credo invece che ognuno debba scoprire le doti che ha, utilizzarle e farle fiorire, accettando però che alcune cose non si sanno fare e che qualcuno le fa meglio di noi e che, mettendo insieme le doti di ciascuno, si può costruire qualcosa di bello!

Questa è una grande lezione che Francesco ci dà su come costruire una fraternità, ma anche una società! Il poverello di Assisi non voleva possedere nulla di proprio, non voleva sentirsi padrone degli altri, delle cose, del mondo, ma solo fratello, perché tra fratelli ci si protegge, ci si custodisce, ci si prende cura e ci si mette al servizio l’un l’altro… Credo che questo sia un messaggio importante per gli uomini di tutti i tempi, ma che oggi in particolare deve essere riscoperto: siamo tutti fratelli, figli dello stesso Padre, e dobbiamo vedere nell’altro un dono, accoglierlo, volergli bene e metterci al suo servizio, al di là delle simpatie e delle antipatie, delle amicizie e delle inimicizie, dei popoli e delle culture.

Io non ho scelto i frati con i quali vivo, ci siamo trovati qui e tutti dobbiamo cercare, a volte anche con difficoltà, di accogliere l’altro veramente come un fratello, con il quale condividiamo uno stile di vita e l’impegno di vivere il Vangelo. È così che nasce una fraternità, quando puntiamo sul bene e sul bello di ogni persona, accettandone anche i limiti, e quando, come dice San Paolo, gareggiamo nello stimarci a vicenda. Una bella sfida da provare a vincere ogni giorno, non credi?

fr. Bruno Miele

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