L’eredità del cipresso

San Francesco è stato qui. Qui ha lodato il Signore, qui si è riposato, di qui è passato nei suoi viaggi. Me lo ripeto ogni giorno, da quando sono in questo convento di Santa Croce, a Villa Verucchio, in Romagna. Ogni giorno che passo davanti a quel cipresso che la tradizione vuole sia stato piantato proprio dal Santo di Assisi e ogni giorno che sosto in preghiera nella cappella a lui dedicata. Per me, frate, che ho scelto di seguire le orme di Francesco e di osservare, come lui, il santo Vangelo, vivere in questo luogo santo è un grande dono, ma anche una grande responsabilità, perché rende me e i miei confratelli custodi di una memoria di qualcosa che è avvenuto più di 800 anni fa, ma anche di una presenza e di un messaggio che raggiunge tutti coloro che passano di qua, siano essi turisti, curiosi, fedeli…

Era il 1213 quando Francesco partì da Assisi per raggiungere a piedi San Leo, dove poi ricevette in dono il Monte della Verna. Nel cammino, insieme a qualche suo compagno, si fermò qui trovandovi un ambiente adatto alla preghiera e alla contemplazione. C’era infatti una piccola chiesetta dedicata alla santa Croce (o una semplice croce) immersa nel bosco, dove Francesco costruì, come da abitudine, una celletta con le frasche per potersi ritirare. Sul sito di questa celletta c’è ora la cappella dedicata al Santo che, si dice, piantò nel terreno il bastone che lo aveva sostenuto lungo il cammino e che, attecchito, diede vita al cipresso. Dopo la morte di san Francesco i suoi frati iniziarono a dimorare in questo luogo, dove hanno abitato ininterrottamente fino ad oggi, e ora tocca a me e ai miei confratelli continuare a conservarne la memoria francescana.

Il cipresso è un vero e proprio monumento, molto ammirato e fotografato, che racconta una storia antica, ma sempre attuale, che chiede di essere conosciuta e ascoltata da tutti coloro che passano di qui. È per questo che l’impegno della nostra fraternità non è solo quello di accogliere tutti i visitatori, ma anche di essere testimoni, con il nostro modo di vivere, dell’ideale di vita evangelico di san Francesco, che ha ancora linfa vitale, come questo albero, davanti al quale vengono alla mente le parole del Cantico di frate Sole: “Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra madre terra”. Di fronte al cipresso, è l’amore per la natura che trionfa!

Vivere qui, come dicevo, è un dono, perché questa casa è molto bella e la bellezza aiuta a vivere una vita più bella e più buona! È per questo sono contento di accogliere i tanti visitatori che ogni giorno passano da qua, perché desidero che questo convento sia un po’ la casa bella di tutti, così come lo è stata per Francesco e lo è per me.

Fr. Bruno Miele

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