Liberi per incontrare l’altro

Nella spiritualità francescana essere “poveri” non significa, in senso univoco, “non avere niente” ma significa che tutte le cose che possediamo possono diventare la sfida per un cammino di libertà in modo che queste stesse cose non siano un ostacolo nella relazione con l’altro. Non ci si fa poveri per il piacere di non avere niente … ma per qualcosa che ci supera, un valore più grande! La povertà non è il fine, bensì lo strumento!! Penso che la povertà non stia nelle “cose che non abbiamo”, ma nella relazione libera con le “cose che abbiamo”! Credo sia una grande differenza! Potrei possedere anche solo uno spillo … ed essere ricchissimo!!! Anche san Francesco possedeva delle cose, lo sapevi? Per esempio, possedeva il breviario, che è un libricino piccolo con il quale pregava. A quei tempi non c’era la carta, si usava la pergamena e per fare un libro, anche se piccolo, si utilizzava la pelle di molte pecore. Quel breviario costerebbe oggi quanto 4/5 computer, ma non per questo san Francesco non era povero! Quella di san Francesco, è una povertà che non riguarda semplicemente il “possesso”, l’avere o il non avere qualcosa, ma è qualcosa di più profondo che riecheggiava anche all’esterno. È la “spoliazione interiore”. Lo so, sembra una parolaccia, sembra persino qualcosa d’impossibile da vivere … ma in realtà non è altro che liberarsi dalle cose, spogliarsi appunto, al fine di poter incontrare l’altro. Forse un esempio può aiutare a capire: se mi arrabbio con i miei frati perché li trovo a utilizzare “un mio attrezzo” o perché semplicemente hanno toccato le mie cose … ecco, io potrei anche non avere nulla, potrei anche girare nudo, ma in realtà non sono povero! Anzi, sono ricchissimo, perché l’attaccamento alle mie cose (anche le più piccole) dimostra in realtà che sono pieno di me stesso e questo m’impedisce di entrare in una relazione vera con gli altri. È l’attaccamento a noi stessi il vero problema! Quando siamo liberi e tutto ciò che abbiamo e che siamo è a servizio della relazione … la povertà, la castità, l’obbedienza non sono vissute come una rinuncia o un divieto, ma diventano strumenti stupendi di incontro con tutti! Il voto di obbedienza, per esempio, significa sostanzialmente “consegnarsi”, che non vuol dire rinunciare alla propria volontà, ma imparare a fidarsi. E se ti fidi del buon Dio, come dico sempre ai miei postulanti, la vita ti si apre attorno! È ciò che ha fatto San Francesco ed è in questo senso che è un grande! È un uomo pienamente amato, riconciliato e quindi pienamente libero, che ha saputo trasformare l’amore e la libertà imparata dal Signore in relazione, al punto che tutti attorno a lui sono poi diventati suoi fratelli e sorelle. È un uomo che ancora oggi ha molto da dire alla nostra società e ai giovani, che rimangono affascinati da questo santo, che viveva in povertà e che era amico di tutti..

fr. Devis Rutigliano

Fra Devis

È il maestro dei postulanti, i giovani che fanno una prima esperienza in convento e che portano una domanda nel cuore: “voglio davvero fare il frate?”. Lui ascolta e li accompagna durante una parte del loro cammino di vita.

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